Marceline Desbordes-Valmore (1786-1859)

Marceline_Desbordes-Valmore Marceline Desbordes-Valmore nasce a Douai il 20 giugno 1786, piccola città della Fiandra Francese, in una famiglia piccola borghese.
Con la Rivoluzione, arriva la povertà ed inizia l’esodo familiare, la madre la costringe, fin da bambina, a recitare in compagnie itineranti tra disagi e miserie.
Nel tentativo di risanare la situazione finanziaria della famiglia, sua madre decide di andare insieme a Marceline nella Guadalupa, dove risiede un cugino arricchitosi, ma all’arrivo scoprono che il loro parente è stato ucciso a seguito di una rivolta di schiavi. A peggiorare le cose la madre si ammala di febbre gialla e muore.
Marceline rientra in Francia, appena sedicenne, e si dedica alla professione di cantante e attrice (chanteuse), ha una forte sensibilità espressiva e si impadronisce facilmente dei segreti del verso e della rima, studia e impara memoria i classici della letteratura francese, autodidatta, ed inizia a scrivere.
A 22 anni è già conosciuta come poetessa ed ha già pubblicato su diverse riviste.
Passa la sua vita da teatro in teatro, conosce uno scrittore e commediante Henry Latouche, se ne innamora follemente: è un legame tormentato, assente per lunghissimi periodi e la trascura, ma sarà l’amante segreto per 20 anni, avrà anche un figlio, che muore a cinque anni.
Si sposa nel 1817 con Prosper Valmore, attore bello e mediocre, che le darà quattro figli, dei quali tre le moriranno prematuramente.
Ma il suo cuore resterà sempre dominato dal bizzarro Latouche, a cui dedicherà tutte le poesie d’amore sotto il nome di Olivier.
Con il marito istaura un rapporto di solidarietà e di dignità, lui la ama in modo sincero e duraturo.
Malgrado le numerose disavventure, per tutti questi anni Marceline scrive con instancabile passione.
Muore di cancro a Parigi il 23 luglio 1859.

[© LdV]

IL RISVEGLIO

Su questo letto di canne, come posso dormire ancora?
Sento l'aria profumata, scorrere intorno a te.
La tua bocca è un fiore dall’aroma che divora.
avvicinati, tesoro mio, e non ardere altri che me.
Sveglia, svegliati!

Ma questo alito d'amore, questo bacio che io desidero
ancora io non oso prendere dalle tue labbra;
concesso dal tuo cuore raddoppierà la mia vita.
Il tuo sonno si prolunga e tu mi fai morire.
Io non oso prenderlo.

Vieni! Sotto i banani noi troveremo l’ombra.
Gli uccelli canteranno vedendo il nostro amore.
Il sole geloso si nasconde dietro una nuvola.
e solo nei tuoi occhi che io cerco il giorno:
vieni, illumina l’amore.

No, no, tu non dormi più, condividi la mia passione
i tuoi baci sono il miele che ci dona i fiori.
Il tuo cuore ha sospirato, vieni a cercare la mia anima?
ella vaga sulla mia bocca e vuole asciugare le tue lacrime.
Nascondimi sotto i fiori

LE REVEIL (testo originale)
Sur ce lit de roseaux puis-je dormir encore ?
Je sens l'air embaumé courir autour de toi ;
Ta bouche est une fleur dont le parfum dévore :
Approche, ô mon trésor, et ne brûle que moi.
Éveille, éveille-toi !

Mais ce souffle d'amour, ce baiser que j'envie,
Sur tes lèvres encor je n'ose le ravir ;
Accordé par ton coeur, il doublera ma vie.
Ton sommeil se prolonge, et tu me fais mourir :
Je n'ose le ravir.

Viens, sous les bananiers nous trouverons l'ombrage.
Les oiseaux vont chanter en voyant notre amour.
Le soleil est jaloux, il est sous un nuage,
Et c'est dans tes yeux seuls que je cherche le jour :
Viens éclairer l'amour.

Non, non, tu ne dors plus, tu partages ma flamme ;
Tes baisers sont le miel que nous donnent les fleurs.
Ton cœur a soupiré, viens-tu chercher mon âme ?
Elle erre sur ma bouche et veut sécher tes pleurs.
Cache-moi sous des fleurs.

LE ROSE DI SAADI

Volevo portarti delle rose questa mattina
ma ne avevo raccolte così tante nel mio corsetto
che i nodi troppo stretti non hanno potuto contenerle.

I nodi sono esplosi. Le rose sono volate via
nel vento e al mare sono tutte arrivate..
Hanno seguito l’acqua per non tornare più;

l'onda è apparsa rossa, come in fiamme.
Stasera il mio vestito ancora ne è profumato.
Respirane su di me l'odoroso ricordo.

LES ROSES DE SAADI (testo originale)
J'ai voulu ce matin te rapporter des roses ;
Mais j'en avais tant pris dans mes ceintures closes
Que les nœuds trop serrés n'ont pu les contenir.

Les nœuds ont éclaté. Les roses envolées
Dans le vent, à la mer s'en sont toutes allées.
Elles ont suivi l'eau pour ne plus revenir ;

La vague en a paru rouge et comme enflammée.
Ce soir, ma robe encore en est tout embaumée…
Respires-en sur moi l'odorant souvenir.

[GLI AMANTI] SEPARATI

Non scrivere. Sono triste, e vorrei spegnermi
Le belle estati senza di te, sono come una notte senza una luce
Ho richiuso le mie braccia, non possono raggiungerti,
e bussare al mio cuore è come bussare su una tomba.
Non scrivere!

Non scrivere. Impariamo a morire per noi stessi.
Non chiedo che a Dio, che a te, se ti amavo!
Nel profondo della tua assenza, ascoltare che tu mi ami
è comprendere il cielo senza mai salirci.
Non scrivere!

Non scrivere. Ho paura di te, ho paura della mia memoria:
ha conservato la tua voce che spesso mi chiama.
Non mostrare la acque di fonte a chi non la può bere.
Una cara scrittura è un ritratto vivente.
Non scrivere!

Non scrivere quelle dolci parole che non oso più leggere:
sembra che la tua voce le versi sul mio cuore;
che le veda bruciare attraverso il tuo sorriso;
sembra che un bacio le imprima sul mio cuore.
Non scrivere!

LES SEPAREES  (testo originale)
N'écris pas. Je suis triste, et je voudrais m'éteindre.
Les beaux étés sans toi, c'est la nuit sans flambeau.
J'ai refermé mes bras qui ne peuvent t'atteindre,
Et frapper à mon coeur, c'est frapper au tombeau.
N'écris pas !

N'écris pas. N'apprenons qu'à mourir à nous-mêmes.
Ne demande qu'à Dieu… qu'à toi, si je t'aimais !
Au fond de ton absence écouter que tu m'aimes,
C'est entendre le ciel sans y monter jamais.
N'écris pas !

N'écris pas. Je te crains ; j'ai peur de ma mémoire ;
Elle a gardé ta voix qui m'appelle souvent.
Ne montre pas l'eau vive à qui ne peut la boire.
Une chère écriture est un portrait vivant.
N'écris pas !

N'écris pas ces doux mots que je n'ose plus lire :
Il semble que ta voix les répand sur mon coeur ;
Que je les vois brûler à travers ton sourire ;
Il semble qu'un baiser les empreint sur mon coeur.
N'écris pas !

IO NON SO PIU', IO NON VOGLIO PIU'

Io non so più, io non voglio più
Non so più da dove è nata la mia collera;
ha parlato…e le sue colpe sono scomparse.
I suoi occhi imploravano, la sua bocca voleva piacere:
dove sei fuggita mia timida collera?
non lo so più.

Non voglio più guardare ciò che amo
Non appena sorride, tutti i miei pianti svaniscono.
Invano, per forza o per dolcezza suprema,
l’amore e lui, vogliono ancora che io ami;
io non voglio più.

Non so più evitarlo nella sua assenza;
tutti i miei giuramenti sono ormai superflui.
Senza tradirmi, ho sfidato la sua presenza;
ma senza morire sopportare la sua assenza
io non so più.

JE NE SAIS PLUS, JE NE VEUX PLUS (testo originale)
Je ne sais plus d’où naissait ma colère ;
Il a parlé… Ses torts sont disparus.
Ses yeux priaient, sa bouche voulait plaire :
Où fuyais-tu, ma timide colère ?
Je ne sais plus.

Je ne veux plus regarder ce que j’aime.
Dès qu’il sourit, tous mes pleurs sont perdus.
En vain, par force ou par douceur suprême,
L’amour et lui veulent encor que j’aime ;
Je ne veux plus.

Je ne sais plus le fuir en son absence ;
Tous mes serments alors sont superflus.
Sans me trahir, j’ai bravé sa présence ;
Mais sans mourir supporter son absence,
Je ne sais plus !

Marceline Desbordes-Valmore par Michel Martin Drolling (1789-1861Nel 1820 Marceline lascia il palcoscenico come cantante, e nel 1832 anche come attrice, per dedicare il suo tempo completamente alla scrittura.
I soggetti che sceglie sono quelli dei romantici, canta l’amore per i bambini, i poveri, i disabili, i prigionieri politici, ovvero per tutti gli esseri fragili. Scrive anche di spiritualità, scrive sull’amore, sul suo amore, sulla maternità, (in particolare sul suo unico figlio vivente, sulle morti premature, sulla morte dei suoi figli), sulla assenza e sulla morte.

In sostanza ci troviamo di fronte ad una libera pensatrice, colta e sensuale, fiorente ed abissale.
È suo, fra i molti, il significativo e coraggioso aforisma, tratto da una bellissima lettera (Lettre de Femme) “Les femmes, je le sais, ne doivent pas écrire; J'écris pourtant” (so bene che le donne non dovrebbero scrivere; ciononostante, io scrivo)
Pochi hanno saputo scavare così profondamente nei rapporti uomo-donna, analizzare le frustrazioni dell’animo femminile di fronte allo spirito inquieto dell’altro che sa amare, ma è attratto da altre cose, da avventure, da viaggi.
 Marceline, oltre alle poesie, ha scritto anche racconti, romanzi e molte lettere, ed è stata un riferimento espressivo per grandi autori francesi, come Hugo, Rimbaud, Mallarmé.
Honoré de Balzac, apprezzava con convinzione il suo talento e la spontaneità dei suoi versi.
E’ considerata la poetessa che ha influito l'evoluzione della scrittura di Paul Verlaine, il quale dichiara: « Proclamiamo ad alta e intelligibile voce che Marceline Desbordes-Valmore è senz'altro […] la sola donna di genio e di talento di questo secolo e di tutti i secoli […]»
È l’unica donna inclusa nella celebre antologia di Verlaine “I poeti maledetti”. Particolarmente stimata da Charles Baudelaire, che parla di lei come la perfetta incarnazione della donna, afferma: « Mme Desbordes-Valmore fu donna, fu sempre donna e non fu nient'altro che donna; ma ebbe un grado straordinario di espressione poetica intrisa di tutte le bellezze naturali della donna.»
Ha inventato il verso libero, è stata la prima ad utilizzare il verso dispari e ad occuparsi della musicalità della parola, e a fare uso della figura retorica della sinestesia.
Il fatto di essere donna, e di essere presa poco su serio, le ha permesso di essere più coraggiosa, più audace, di tentare nuovi modi di poetare, insomma di sperimentare.
Tutti i letterati di Francia erano rimasti incantati da lei, per il fatto che incarnava, come pochi, lo spirito del tempo, cioè il tramonto del Romanticismo, ed i primi bagliori del Simbolismo, la chiamavano “maestro” e la osannavano, cosa questa che non le ha però permesso negli anni seguenti, di trovare il giusto o un minimo spazio nelle antologie.
Probabilmente perché era soltanto una donna.
[ © LdV ]

marceline%20desbordes-valmore%20%E0%20douaiLe sue prime pubblicazioni:
1819 Élégies (raccolta di poesie) e Romanzi
1825 Élégies(raccolta di poesie) e Novelle in versi
1830 Poésies inédites.
1833 Les Pleurs, “L’Atelier d’un peintre”, “Scènes de la vie privée” (una commedia autobiografica)
1839 Pauvres fleurs.
1840 Racconti in prosa per ragazzi
1842 Racconti in versi per ragazzi.
1843 Bouquets et prières,.
1855 Jeunes Têtes et Jeunes Cœurs
1860 Una raccolta postuma delle sue Poesie pubblicate da Auguste Lacaussade.


[©traduzioneLdV] le traduzioni  dalla lingua originale francese delle tre poesie di Marceline Desbordes-Valmore sono state curate da LdV (Lorenzo de Vanne) in collaborazione di ALS (Anna Luna Sofi).


Se volete, potete consultare il sito ufficiale dedicato a Marceline Desbordes-Valmore:
http://www.desbordes-valmore.net/

Oppure leggere in lingua originale i numerosi testi che ha scritto durante la sua travagliata vita:
http://fr.wikisource.org/wiki/Cat%C3%A9gorie:Marceline_Desbordes-Valmore

http://poesie.webnet.fr/lesgrandsclassiques/poemes/marceline_desbordes_valmore/index.html

http://italiano.agonia.net/index.php/author/0016532/index.html#bio

o se volete ascoltare delle audio-poesia di Marceline:
http://www.litteratureaudio.com/livre-audio-gratuit-mp3/marceline-desbordes-valmore-poesies.html


(prima di avviare, ricordarsi di stoppare la musica di fondo del blog posto sulla colonna di destra)

Un famoso cantante francese dei nostri tempi, Julien Clerc ha scritto la musica sulle parole di una poesia di Marceline, "Les séparés" (testo pubblicato in questo post). Nel video, qui proposto, la canzone è cantata dallo stesso Julien Clerc in duo con Isabelle Boulay.

La stessa canzone precedente è qui invece cantata da un altro importante cantante francese Benjamin Biolay.

Sulle parole della poesia "Le roses de Saadi" (testo pubblicato in questo post)  Franklin Hamon ha musicato e cantato questa bella canzone. 

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14 thoughts on “Marceline Desbordes-Valmore (1786-1859)

  1. che magnifica figura di donna e di Poetessa; Lorenzo,  Le rose di saadi
    mi ha preso come poche poesie lette  fino ad ora. E' un poetare attualissimo, deciso, a tinte calde , dove la passione vive sul serio non in sterile esercizio di scrittura . Del resto Marceline è stata davvero una Donna Donna  in anticipo sul suo tempo, sarebbe magnifica ora. Il verso libero…Lei ha scoperto la libertà del Poetare.
    Grazie amico mio per quest'altra chicca che mi sono gustata fino in fondo.
    Un abbraccio,enrica

  2. ho letto con vero interesse Lorenzo, devo confessarti che queste figure di donne mi erano pressochè sconosciute e nel leggere delle loro vite e della loro arte provo un senso di arricchimento incredibile.

    mi viene da pensare che alcune caratteristiche sono comuni in loro, tutte hanno personalità complesse e multiformi, coraggio di rompere gli schemi, grazia, sensualità e talento.

    le poesie di Marceline, la prima in particolar modo, hanno la carnalità delle donne passionali e la modernità del nostro tempo, se non si sapesse che risalgono ad un'epoca così remota si direbbero scritte da penna contemporanea.

    un abbraccio Lorenzo
    M_

  3. sopra questo letto di canne

    resta in bilico l'Aurora

    accesa sopra ai tetti di corallo 

    da un tuo sorriso e una carezza

    ancora

     

    nel tuo sonno la morte ti cancella il volto

    ma se ti sveglio riprende

    d'ogni cosa il movimento

    e in un profumo lento  ritorna l'appello

    del nostro lieto giorno

    per te e la tua delicatissima Donna,
    grazie con inchino

  4. @m0rgause
    In effetti Marceline è una poetessa straordinaria, ed il fatto ancor più straordinario che è difficile trovare sue notizie nei libri antologici siano essi italiani che francesi.
    È una poetessa dell’amore, e della sofferenza dell’amore, è inquieta e tormentata, e per questo che sente i brividi di una presenza o di una mancanza…
    Le rose di saadi è una pooesia molto bella, e molto difficile da tradurre, come, al dire il vero, sono difficili le traduzioni di un poeta.
    Ma anche vero che sono tante le poesie belle di Marceline, e scegliere è stato difficile.
    Grazie della tua presenza.
    Lorenzo

  5. Ma è veramente un portento, questa poetessa! Più vicina al 900 che all'800 nei toni, nella sua sfrontatezza nel parlare d'amore e di sentimenti. Bella anche la sua storia personale, delicata la sua storia d'amore, divisa tra passione e anelito di normalità.
    Grazie, Lorenzo, per aver fatto conoscere a noi questa artista, che, come concludi saggiamente, non compare nelle antologie insieme a Verlaine e altri poeti solo perchè è una donna…a parte George Sand, non si parla di altre scrittrici o poetesse in quel periodo.
    E complimenti anche alla tua amica per l'ottima traduzione dal francese delle poesie 🙂

  6. @Aleteia
    È verissimo quello che dici, ci sono delle affinità tra di loro, che le rende tutte legate tramite un filo  sottile…
    È la femminilità, è il loro essere donne.
    È infatti stupendo questo scrivere, ma ancori di più il loro vivere da donne, nel loro ricercare l’essenza del sogno, e nel loro affrontare la sofferenza della mancanza.
    Ed in ogni verso, si respira sensualità, si respira alito di donna inquieta.
    Sono state donne coraggiose, che hanno saputo trovare una via di fuga per le loro ricerche delle emozioni.
    Ti abbraccio
    Lorenzo

  7. @Ventisqueras
    Quando vedo la potenza evocatrice della poesia, diventare poesia, mi sento appagato del mio pensare positivo…
    Hai percepito l’alito caldo del respiro di Marceline e ne hai fatto poesia, è il miglior riconoscimento che le potevi fare..
    Il suo parlare d’amore, era delicato, genuino, consapevole, come la percezione di caldo e di freddo…
    Lei era donna che viveva il suo essere donna..e te nei verso che scrivi…ne descrivi la risposta…
    Grazie….poetessa Ventisqueras..
    Signora delle parole..
    Grazie della poesia che hai donato al suo ricordo..
    Lorenzo

  8. @aenge
    Eh si….purtroppo…quasi tutte sconosciute…
    È questo il grande inganno, è stato questo lo stimolo per fare questo luogo/blog di condivisione …dare loro la voce che meritano…
    E il contributo che ogni lettrice/lettore che può dare a questa riscoperta, è appunto leggerle, rileggerle e parlarne..
    Marceline è una donna prima di tutto, che ha vissuto nel dolore, e ha cercato di trasferire nelle sue poesie, l’essenza del sogno e del piacere di amare…
    Innamorata dell’amore…
    Si..
    Ti abbraccio
    Lorenzo

  9.  
    @Honissima
    Conosco quel libro che mi segnali, e conosco il contenuto del capitolo a cui ti riferisci.
    È una descrizione del grande fermento avvenuto nell’ottocento, in termini di metrica e di stile poetico, quando nei vari paesi emerge l’esigenza di una certa libertà di espressione, e come un “porta a porta” si crea questa onda lunga del verso libero…
    E proprio questa tua segnalazione, conferma il grande paradosso, la nostra amica Marceline, non viene per nulla nominata, ne appena accennata, come dire, non esiste…
    Ecco il grande inganno…
    Grazie della tua segnalazione che mi ha dato l’opportunità di ribadire questo concetto, ovvero il concetto, motore, che mi ha guidato per la realizzazione di questo blog.
    Lorenzo

  10. @Harielle
    Grazie a te, che con la tua lettura e le tue riflessioni regali a queste donne di poesia la memoria, la giusta memoria, lei come tante altre come vedremo sono nell’oblio perché donne, e anche per colpa delle donne stesse, perché non hanno mai saputo riprendersi la giusta posizione critica nella normalità delle cose.
    Sono contento che affronti anche il discorso della traduzione: come ho fatto notare in un quadro sulla colonna di destra, ritengo la trasposizione di una poesia in una lingua diversa dall’originale un fatto molto complesso e complicato, spesso si interpreta il senso e non la parola, spesso ci si fa trasportare dalla vena poetica di chi traduce dimenticando la caratteristica di chi origina la poesia.
    Io ho optato, secondo le mie possibilità di conoscenza della lingua originale, forse anche con un pizzico di presunzione, di intervenire direttamente, cercando di rispettare il più possibile la natura linguistica del testo, è chiaro che devo aver un anche supporto critico di analisi linguistica e cosi mi avvalgo della mia amica, “cittadina del mondo”, che in questo caso è anche di madre-lingua.
    Ti aspetto
    Lorenzo

  11. Probabilmente perché era soltanto una donna….

    E' vero…
    l'oblio è calato su tante donne di poesia
    Anche oggi si parla ancora di letteratura al femminile;)))
    come se la letteratura avesse un sesso…

    Leggo sempre con molto interesse

    buona serata

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